L'11 agosto Jenna Ortega si è raccontata ad Esquire con una lunga intervista sulla sua carriera: gli inizi come bambina prodigio, il lavoro con Tim Burton, l'esplosione improvvisa di Wednesday. Un giorno prima, l'autorità britannica che regola i farmaci aveva approvato Foundayo, il primo GLP-1 in pastiglia pensato per la gestione del peso, un principio attivo diverso da quello di Ozempic ma con lo stesso meccanismo d'azione. Le due notizie non avevano nulla in comune, se non la coincidenza del calendario. Eppure è bastato pubblicare le foto dell'intervista perché qualcuno le mettesse in relazione: online, il fisico di Ortega è diventato l'argomento principale, molto più della carriera di cui stava parlando. Tra i tanti aneddoti raccontati a Esquire, uno in particolare è stato letto fuori contesto. Ortega ricorda che da bambina, sui primi set, poteva passare un giorno intero senza mangiare o bere, non perché stesse seguendo una dieta, ma perché non voleva disturbare nessuno. "Non chiedevo un sorso d'acqua. Restavo tutto il giorno senza mangiare, senza bere, qualunque cosa, perché volevo disperatamente non essere d'intralcio a nessuno", ha detto. Guardando indietro, ha aggiunto che quello, forse, era stato il suo unico vero errore: non essersi presa cura di sé stessa. È un ricordo che parla di gratitudine spinta all'eccesso, del bisogno di sembrare facili da gestire quando si è piccoli e si ha paura di perdere un'occasione. Non parla, per come lei stessa lo racconta, di peso o di aspetto fisico. Online però la frase è stata riletta come una conferma indiretta di qualcos'altro, e i commenti si sono concentrati sul suo fisico attuale, con paragoni ricorrenti ad Ariana Grande, un'altra attrice e cantante la cui magrezza è stoto oggetto di discussione pubblica solo qualche settimana fa. Ortega non ha mai dichiarato di avere un disturbo alimentare, né di aver fatto uso di farmaci GLP-1. Nessuno dei due elementi, il ricordo d'infanzia e l'aspetto fisico di oggi, dimostra l'altro. Restano due fatti separati, tenuti insieme solo dal modo in cui vengono raccontati. Vale la pena fermarsi su questo prima di andare oltre. Giudicare il corpo di una persona, misurarlo, usarlo come prova di qualcosa che quella persona non ha mai detto, è un esercizio che quasi sempre danneggia più di quanto chiarisca. Ortega non ha chiesto di essere osservata così, e lo stesso vale per chiunque altro finisca al centro di questo tipo di attenzione. Quello che invece merita attenzione è il contesto in cui la sua intervista è arrivata: un'industria in cui, sempre più spesso, un corpo piccolo viene letto come un segnale di successo, e in cui gli strumenti per ottenerlo rapidamente sono, oggi, più accessibili che mai. Ariana Grande lo ha spiegato meglio di chiunque altro, qualche anno fa, quando ha ricordato che il corpo più curvy a cui molti fan la paragonano con nostalgia apparteneva in realtà a un periodo della sua vita che lei stessa ha definito poco sano. Il punto di Grande era semplice: nessun corpo, da solo, racconta la storia di chi lo abita.
Perché il metodo conta più del risultato
Uno studio pubblicato di recente aiuta a capire perché guardiamo ai corpi delle persone famose in un modo così carico di giudizio. I ricercatori hanno chiesto a oltre mille persone di valutare un personaggio immaginario che perdeva peso in tre modi diversi: con dieta ed esercizio, con Ozempic, o con entrambi. Il risultato è stato chiaro. La perdita di peso ottenuta con dieta ed esercizio veniva considerata la più meritoria. Quella ottenuta con il farmaco, anche se accompagnata da uno stile di vita sano, veniva percepita come meno faticosa e meno degna di lode. Chi perdeva peso solo con il farmaco veniva visto come una persona che non era davvero cambiata, né nell'aspetto né nei valori. È un dato che dice molto sulla morale che attribuiamo ai corpi, più che sui corpi stessi. Da decenni la ricerca sociale mostra che tendiamo a considerare il sovrappeso come una colpa personale, legata a pigrizia o mancanza di volontà. Lo stesso meccanismo si attiva quando qualcuno perde peso in un modo che sembra troppo facile: la chirurgia bariatrica, per esempio, produce reazioni simili a quelle osservate oggi per Ozempic. Chi dimagrisce così, secondo il pregiudizio comune, non ha davvero pagato il prezzo. Il paradosso è che questo giudizio si applica a un farmaco che, va ricordato, nasce per curare il diabete di tipo 2. Ozempic, e la sua versione a dosaggio più alto pensata per il controllo del peso, Wegovy, condividono il principio attivo semaglutide, un agonista del recettore GLP-1 che imita un ormone naturale del corpo, aumenta il senso di sazietà e rallenta lo svuotamento dello stomaco. Non è nato come scorciatoia estetica.
Un pendolo che si è già mosso, prima
Chi ha vissuto gli anni novanta riconosce questo movimento. Si chiamava heroin chic, e descriveva un ideale estetico fatto di magrezza estrema, pallore, occhi infossati, tratti che ricordavano l'uso di eroina. Kate Moss ne fu l'icona più citata: un metro e sessantotto per quaranta chili, un fisico che ruppe con quello delle top model precedenti, Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Linda Evangelista, magre ma piene, curve, in carne. Un dettaglio rende questo ciclo ancora più visibile oggi. La figlia di Cindy Crawford, Kaia Gerber, lavora nello stesso mondo della madre, con lo stesso viso quasi identico, ma un corpo completamente diverso. Dove Cindy esibiva curve, Kaia mostra scapole e ossa. Non ne ha mai parlato apertamente. Le fotografie, in questo caso, dicono più delle interviste. Il punto non è stabilire se la magrezza di oggi sia identica a quella di trent'anni fa. È notare che l'industria della moda e dello spettacolo tende a tornare, con una certa regolarità, verso lo stesso ideale, indipendentemente da quanto lavoro culturale sia stato fatto nel frattempo per allargarlo.
Il farmaco che ha cambiato le regole del gioco
Quel lavoro culturale, negli ultimi dieci anni, ha avuto un nome preciso: body positivity. Corpi curvy esibiti con orgoglio, campagne pubblicitarie più inclusive, taglie forti in passerella. Poi qualcosa ha ricominciato a cambiare, e i farmaci GLP-1 sono uno dei motori più citati di questo cambiamento. Tra il 2020 e la fine del 2022 le prescrizioni di Ozempic, Wegovy e farmaci simili sono aumentate del trecento per cento negli Stati Uniti, con oltre nove milioni di prescrizioni solo nell'ultimo trimestre del 2022. Accanto a Ozempic si è affermato anche Mounjaro, principio attivo tirzepatide, che agisce su due recettori invece di uno, GIP e GLP-1, con un effetto simile sull'appetito e sul controllo glicemico. Alcune celebrità ne hanno parlato apertamente. La cantante Meghan Trainor ha scritto sui social di aver seguito un percorso farmacologico dopo la seconda gravidanza, nominando Mounjaro senza giri di parole. L'attrice Amy Schumer ha collegato il proprio dimagrimento alla sindrome di Cushing e alla perimenopausa, condizioni che possono causare aumento di peso, e ha dichiarato di aver usato lo stesso farmaco. In questi casi non c'è ambiguità: sono le stesse dirette interessate a raccontarlo. Molti altri nomi, invece, restano nel campo dell'ipotesi. Il fisico di Demi Moore, di Nicole Kidman, di Ariana Grande, di Kelly Osbourne, di Bella Hadid è stato più volte associato all'uso di semaglutide da esperti interpellati dalla stampa, in particolare da testate come il Daily Mail, che hanno parlato di segni riconoscibili come braccia scavate o pelle in eccesso dopo un dimagrimento rapido. Nessuna di queste persone ha confermato di aver usato Ozempic per motivi estetici. Alcune hanno dato spiegazioni diverse: Kelly Osbourne ha parlato del lutto per la morte del padre, pur ammettendo che il suo percorso di dimagrimento era iniziato prima. Bella Hadid ha collegato il proprio fisico alla malattia di Lyme, di cui soffre dal 2012, pur avendo raccontato in passato anche di disturbi alimentari legati alla pressione del mondo della moda. Victoria Beckham ha sempre avuto un fisico esile, frutto dichiarato di diete estreme seguite da anni, non necessariamente di un farmaco. La distanza tra quello che viene detto e quello che viene solo osservato, e poi commentato, è probabilmente il punto più delicato di questa storia. Un conto è quello che una persona sceglie di condividere sul proprio corpo. Un altro è la lettura che ne fa chi guarda da fuori, spesso senza alcun elemento concreto, solo un confronto fotografico tra un red carpet e quello dell'anno prima.
Un effetto collaterale con un nome proprio
C'è però anche un risvolto medico, meno discusso rispetto a quello estetico. La perdita di peso rapida ha conseguenze visibili sulla pelle e sui tessuti, ed è diventata materia di studio per i dermatologi. Il fenomeno ha già un nome, Ozempic Face: perdita di volume al centro del viso, cedimento cutaneo, un aspetto che sembra invecchiato rispetto a prima del dimagrimento. Una ricerca che ha analizzato le tendenze di ricerca su Google ha mostrato che l'interesse per il termine "Ozempic Face" è cresciuto più velocemente di quello per altri effetti collaterali noti del farmaco, come nausea o problemi gastrointestinali, segno che il timore per l'aspetto estetico preoccupa i pazienti quanto, se non più, dei rischi medici veri e propri. Un'analisi qualitativa di post su TikTok con l'hashtag Ozempic Face ha trovato lo stesso schema ripetuto: persone che raccontano la perdita di volume al viso, e poi cercano soluzioni, filler, trattamenti di tensione della pelle, interventi chirurgici. Il farmaco che promette un corpo più snello genera, in molti casi, la necessità di un secondo intervento estetico per correggere gli effetti del primo.
Quello che si vede nei negozi
Il cambiamento non riguarda solo i corpi delle persone famose. Si vede anche nella produzione di abbigliamento. Fino a poco tempo fa i brand distribuivano le taglie secondo uno schema piuttosto stabile: una piccola, due medie, due grandi, una extra grande. Diverse fonti del settore segnalano oggi un'inversione, verso un modello con più taglie piccole e medie e meno taglie grandi. Le conseguenze non sono solo simboliche: capi prodotti in taglie forti restano invenduti, con perdite concrete per le aziende, mentre cresce la domanda di silhouette aderenti, tagli scoperti, capi che valorizzano un corpo magro. Cresce anche l'athleisure, l'abbigliamento sportivo pensato per essere indossato tutto il giorno, che racconta a modo suo un'ossessione più ampia per la performance e il controllo del corpo.
Una voce fuori dal coro
Non tutte le persone che lavorano in questo mondo guardano al fenomeno con rassegnazione. Ashley Graham, tra le modelle che più hanno contribuito a portare corpi curvy in passerella, ha definito il ritorno della magrezza indotta dai farmaci "uno schiaffo in faccia" alla body positivity, in un'intervista a Marie Claire.
«C'è stato un momento in cui il pendolo ha oscillato verso l'accettazione del corpo, la positività, il diritto di ognuno di essere chi vuole. Ora sta andando nella direzione completamente opposta, e questo mi sembra un notevole passo indietro».
Graham però non si dice sconfitta. Continua a sostenere che il lavoro fatto negli anni scorsi, insieme ad altre modelle e content creator di taglie diverse, non sparisce solo perché la moda torna a guardare altrove. La sua posizione è utile perché sposta il discorso da un giudizio sui singoli corpi a una domanda sul sistema che li mette in vetrina, e che decide, di volta in volta, quale corpo vale la pena mostrare.
La domanda che resta
Tornando al tema iniziale, che è anche quello che ha spinto Ariana Grande a spostarsi per un po’ dai riflettori, è evidente come la reazione online a corpi come quello di Ortega o di Grande rivela un'assenza più che una certezza: non abbiamo ancora un modo condiviso per parlare di un corpo che soffre in pubblico, se davvero soffre. Chi si preoccupa e chi si scaglia contro finiscono spesso per alimentare lo stesso meccanismo, quello che trasforma un corpo in un luogo dove la cultura discute con sé stessa, invece che in una persona con una vita fuori dallo schermo. Restare a distanza, dietro un commento o un'ipotesi, è più comodo che ammettere di non avere una risposta pronta. Ma nessun percorso di cura si costruisce a colpi di opinioni raccolte online, e forse la domanda giusta non è più come giudicare questi corpi, ma perché continuiamo a sentirci autorizzati a farlo. D’altro canto, ignorare totalmente la questione equivarrebbe senz’altro a proteggere la privacy di figure pubbliche estremamente esposte, ma anche a dare qualche strumento in meno a chi quelle figure e quei corpi li prende come esempio e obiettivo.
Fonti:
- Exploring “Ozempic Face” on TikTok: Patient Perceptions, Social Media Narratives, and Emerging Aesthetic Strategies
- The rise of “Ozempic Face”: Analyzing trends and treatment challenges associated with rapid facial weight loss induced by GLP-1 agonists
- Even with diet and exercise, Ozempic use reduces perceived effort and praiseworthiness of resulting weight loss