The One About Matthew Perry riporta Chandler al giusto posto

La docuserie Netflix su Matthew Perry sceglie di concentrarsi molto sull’uomo, lasciando a Chandler il giusto spazio ma raccontandolo per quello che è: un personaggio di successo interpretato da una persona con molte sfaccettature. Una parte di vita importante, ma solo una parte di quella vita.

27 ottobre 2026 · 4 min

matthew perry netflix

Sul set di Friends si gira un matrimonio. Chandler sposa Monica, la sitcom si prepara al suo momento più tenero e in platea siede la famiglia di Matthew Perry. Guarda la scena. Poi guarda lui.

The One About Matthew Perry, la docuserie in tre episodi che Netflix pubblica il 27 ottobre 2026, parte da qui. La dirige Mary Robertson e lavora eliminando i dettagli che il pubblico si aspetterebbe. Nessuna nuova intervista ai cinque protagonisti della sitcom. Parlano la sorella, gli amici, le ex compagne, i collaboratori, e lo fanno sopra fotografie e filmati che vengono dagli archivi privati della famiglia.

Il campo e il controcampo

L'episodio finale della settima stagione va in onda nel maggio 2001. Il pubblico vede due personaggi felici. Mia Perry Bowick, sorella minore di Matthew, vede altro. Lui attraversa un periodo duro, tra alcol e farmaci, e in famiglia si teme che la vita messa in scena davanti a loro non arriverà mai.

«Guardando quel matrimonio, sapevamo tutti che era quello che desiderava nella vita. Voleva una compagna, voleva dei figli.»

Finite le riprese, Perry viene riaccompagnato direttamente al centro di riabilitazione dove è in cura. Lo aveva raccontato lui stesso nell'autobiografia del 2022, Friends, Lovers, and the Big Terrible Thing. Non si sposerà mai e non avrà figli.

Il cinema conosce bene questo gesto: si inquadra la festa, poi si taglia sul volto di chi la guarda da fuori. Una sitcom, per costruzione, non prevede il controcampo. Qui invece c'è.

Un uomo che si era già raccontato

Chi fa un documentario su Matthew Perry ha un problema. Lui aveva già parlato parecchio. Aveva scritto una biografia, aveva dato interviste, aveva persino una teoria sul proprio corpo: più magro per le pillole, più pesante per l'alcol. Che cosa si può aggiungere a una voce così esposta? Gli altri. Mia, che parla per la prima volta davanti a una telecamera. Roger Castillo, l'amico che lo accompagnò al provino. David Pressman, che ricorda quanto fosse difficile per lui affrontare la dipendenza mentre le persone intorno cercavano di sostenerlo.

La storia è nota. Da ragazzo voleva la fama, tanto da pregare per ottenerla. Era convinto che avrebbe guarito la solitudine. Nel 1994 arriva Chandler, poi il successo, poi la scoperta, pochi mesi dopo, che il vuoto era rimasto dov'era.

Un dettaglio sul ruolo di Chandler pesa più di molte parole: prima del provino, alcuni colleghi gli chiedevano aiuto per preparare le audizioni, perché in quel personaggio vedevano proprio lui. Matthew Perry faceva da allenatore a una parte che sarebbe stata sua. Con gli anni gli sarebbe andata stretta: era stanco di essere soltanto Chandler.

Quello che il set non inquadrava

Matthew Perry aveva iniziato a bere a tredici anni. Nel 1997, dopo un incidente in moto d'acqua durante le riprese di Fools Rush In, gli prescrissero il Vicodin, un oppioide. Lui ricordava quell'euforia. Da lì la dipendenza prese la forma che conosciamo, fatta di sobrietà e ricadute che attraversano anni di Friends.

La vergogna arrivò quando Jennifer Aniston gli fece capire che i colleghi se n'erano accorti. Nei periodi peggiori restava chiuso in casa, solo. Nel 2018 le complicazioni mediche lo portarono in coma per due settimane e in ospedale per cinque mesi. I medici, raccontò, gli davano il 2 per cento di probabilità di sopravvivere. I conti dei suoi tentativi di guarire non tornano al centesimo, ma aiutano ad inquadrare una spesa fuori da qualsiasi parametro: oltre sette milioni di dollari in riabilitazione secondo la sorella, quasi nove secondo lui.

Dopo la fine della sitcom, nel 2004, cercò altro. Studio 60 on the Sunset Strip, scritta da Aaron Sorkin, durò una stagione. Mr. Sunshine, che aveva creato e interpretato, ebbe la stessa sorte. A Londra, nel 2016, portò in scena The End of Longing, un testo suo, e Mia lo considera tra le cose più importanti che abbia fatto. Il regista Jonathan Lynn, che lo aveva diretto in The Whole Nine Yards, sostiene che la dipendenza gli impedì di esprimere tutto il suo talento.

Chi parla quando lui non c'è più

Perry muore il 28 ottobre 2023, a 54 anni, per gli effetti acuti della ketamina. Cinque giorni prima aveva pubblicato l'ultima foto sui social, nella vasca idromassaggio dove poi lo trovarono. L'indagine fece emergere una rete di persone che gli avevano procurato la sostanza, tra medici, spacciatori e il suo assistente personale, Kenneth Iwamasa. Mia parla di quel coinvolgimento come di un tradimento profondo. Diversi responsabili sono stati condannati.

È il punto in cui un documentario postumo si fa più delicato. Il protagonista non può correggere nulla, il montaggio decide chi ha l'ultima parola.

Nel film i cinque di Friends non parlano. Al funerale, però, secondo il racconto di Mia, si avvicinarono alla bara tenendosi per mano e rimasero lì, in lacrime. Lei non li vedeva da circa vent'anni. È un'immagine senza battute, che la docuserie può solo riferire.

Perry voleva essere ricordato non solo per Chandler, ma anche per altro. Per le persone che aveva aiutato, come Tim Harrington, che dice di dovergli la vita. Per il sostegno a programmi e tribunali specializzati nelle dipendenze, convinto che servissero cure e non detenzione.

The One About Matthew Perry aiuta a vedere proprio questo, il controcampo, lo specchio di quel personaggio che ci ha fatto ridere e affezionare.